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Cenni Storici


L’origine del nucleo insediativo di Chiampo, che apre la valle sviluppandosi lungo il bacino dell’omonimo fiume, si perde nel tempo. Il nome del paese ricorda filologicamente “Campus” cioè pianura o campo coltivato.

Alcuni studiosi ritengono possa essere di origine gotica, derivazione di “Klam-po” ossia piccolo Po (villaggio situato sulle sponde del torrente che offre simili caratteristiche di fertilità). O ancora si pensa derivi da “Klam-positus”, posto in luogo nascosto fra boscaglie e piccole valli. Prima ancora, esistono attestazioni di origine romana incise sul noto marmo di Chiampo.

Lo storico Castellini ha rinvenuto nel piccolo oratorio di San Daniele un’iscrizione del periodo di Lucio Larzio Massimo, uno dei quattro giudici che sedevano nei pubblici consessi per rendere ragione e amministrare la giustizia delle cause civili. Di origine romana è pure una parte cospicua di toponomastica, quale “Lovara” sede di un ex cava che si riferisce ad “area e centiara” usato per indicare la zona dove era stata edificata un’antichissima Pieve.

Villa Capra Puglisi

L’insediamento romano andò quindi a combinarsi con l’infiltrazione gotica del V secolo in una miscellanea di cultura ed usi differenti. Prima dei Goti, furono i Longobardi a mettere piede in suolo Chiampese, lasciando tracce indelebili, soprattutto nel culto, se è vero che il titolare dell’attuale parrocchia è San Martino, in santo a loro carissimo.

La più antica attestazione di presenza Longobarda a Chiampo, ricordata da Silvio Dal Maso in “La Chiesa di San Daniele in Chiampo” si trova in un documento del 15 febbraio 1020. In esso, si parla di un certo “Ammulbertus” che lasciò delle terre. Altro documento è del 1091 per una donazione fatta da Enrico IV a favore del monastero SS. Felice e Fortunato di Vicenza.

Chiesetta San Daniele

Merita menzione a partire dal XII secolo, l’arrivo dei cimbri in Valchiampo, gruppi di coloni scesi spontaneamente o chiamati dalla Germania per dissodare le terre e disboscare le guizze (terreni boscosi di faggi). Il termine cimbro significa infatti “chi lavora il legno”. Nel 1282 una pergamena attesta la loro presenza nel territorio, dove lasciarono forti impronte negli usi, nel culto e nel linguaggio.

Si arriva all’epoca dei comuni, in cui Chiampo si trovò sotto la tutela dei Veronesi e dei Padovani. Era l’epoca dei castelli e anche a Chiampo era presente un maniero nel colle della Vignaga. Se ne ritrovarono i resti delle fondamenta negli anni ’30. Se sicura è l’esistenza un tempo del castello, discordanti sono, sono le teorie della sua distruzione. Forse nel 1513 quando gli eserciti veneziani e tedeschi saccheggiarono il paese. Forse più tardi dopo la guerra di Cambrai.

 

Il Castellini narra che fu spianato nel 1241. La leggenda popolare ne attribuisce la fine nel 1400 in seguito alle famose scorrerie di Pippo Spano, Filippo Buondelmonti conquistatore al soldo del Re d’Ungheria. Oggi del castello della Vignaga non esistono più tracce riscontrabili. Nel periodo feudale Chiampo fu posseduta dai signori locali. Nel 1311 fu coinvolta nelle guerre tra Veronesi e Padovani. Nel 1338 il potere passò ai Visconti.

Nel 1404 Chiampo fu inclusa nella Repubblica Veneta. Al tempo della Serenissima, Chiampo ebbe la sua vicinia generale con elezione del decano, del sindaco, dell’esattore e di vari altri impiegati per regolare la vita economica e finanziaria.

 

Chiampo è quindi uno dei tanti comuni rurali che si organizzarono con una vita regolata specialmente da uno statuto; ebbe la sua sede comunale in contrà del Pozzo con una loggia per le riunioni del Consiglio ed una pensione aperta per assicurare l’alloggio delle persone dirette a Chiampo per affari del Comune. Il 22 maggio 1797 l’abdicazione dell’ultimo Doge di Venezia segnò la fine della Repubblica Veneta e il 29 maggio a Chiampo venne eretto l’albero della libertà, con una cerimonia pervasa di caldi sentimenti di “patriottismo”. Nel 1798 però la Francia cedette i territori veneti in cambio della Lombardia all’Austria, che governò per 8 anni, contrassegnati da una grave crisi economica. Nel 1806 Napoleone aggregò il Veneto al nuovo Regno d’Italia fino al 1813 quando, sconfitto Napoleone a Lipsia, il Vicentino tornò agli austriaci e venne incluso nel regno Lombardo Veneto. Successivamente il movimento risorgimentale trovò, anche a Chiampo, patrioti ardenti, quali Paolo Mistrorigo e Giacomo Zanella.

Casa Zanella

Con l’annessione all’Italia le condizioni economiche e sociali migliorarono, con lo sviluppo dell’industria del marmo, della lana e della seta. Nel 1903 arrivò la ferrovia e dopo la seconda guerra mondiale iniziò la grande crescita industriale con l’affermarsi dell’attività conciaria.


Ultimo aggiornamento ( giovedì 19 ottobre 2006 )
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| Ultimo aggiornamento: 20-08-2008